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Monica DOC Audarya cl.75

Audarya Monica di Sardegna DOC è, insieme all’Audarya Cannonau, uno dei due rossi base della cantina Audarya: esaltazione di questo vitigno, il monica, probabilmente portato in Sardegna dagli ordini monastici stabilitisi nel Medioevo, contraddistinto da ricchezza in zuccheri e dalla personalità femminile, capace di regalare vini morbidi e fini, e del terroir di Serdiana.
Audarya Monica è un rosso apparentemente semplice, in realtà con una grande personalità, che ben si presta ad un aperitivo, magari accompagnato da un formaggio semistagionato di buona grassezza, come il Casizolu di Paulilatino, ma accompagna perfettamente anche primi piatti saporiti come maltagliati al ragoût di lepre o secondi anche di una certa struttura, come coniglio alla cacciatora. O perché no, al tradizionale porceddu a su schidoni, il maialino al latte che nella tradizione viene arrostito su un girarrosto e aromatizzato da frasche di mirto: un piatto che, a dispetto di certe abitudini, necessita di un rosso non troppo corposo, fresco e delicato e con un buon tenore alcolico tale da contrastare la succulenza e l’untuosità del grasso caldo del maialetto.

7.70

Audarya Monica di Sardegna DOC è, insieme all’Audarya Cannonau, uno dei due rossi base della cantina Audarya: esaltazione di questo vitigno, il monica, probabilmente portato in Sardegna dagli ordini monastici stabilitisi nel Medioevo, contraddistinto da ricchezza in zuccheri e dalla personalità femminile, capace di regalare vini morbidi e fini, e del terroir di Serdiana.
Audarya Monica è un rosso apparentemente semplice, in realtà con una grande personalità, che ben si presta ad un aperitivo, magari accompagnato da un formaggio semistagionato di buona grassezza, come il Casizolu di Paulilatino, ma accompagna perfettamente anche primi piatti saporiti come maltagliati al ragoût di lepre o secondi anche di una certa struttura, come coniglio alla cacciatora. O perché no, al tradizionale porceddu a su schidoni, il maialino al latte che nella tradizione viene arrostito su un girarrosto e aromatizzato da frasche di mirto: un piatto che, a dispetto di certe abitudini, necessita di un rosso non troppo corposo, fresco e delicato e con un buon tenore alcolico tale da contrastare la succulenza e l’untuosità del grasso caldo del maialetto.

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